IV. LA DIPENDENZA
Il secondo giorno:
- Tutto ciò che faccio, sento e penso non dipende da me.
- Sono variabile e dipendo dall’azione dell’ambiente. Quando voglio cambiare l’ambiente o il mio “io”, è l’ambiente a cambiarmi. Allora cerco la città o la natura, la redenzione sociale o una nuova lotta che giustifichi la mia esistenza... In ognuno di questi casi, l’ambiente mi porta a scegliere un atteggiamento diverso. Così i miei interessi e l’ambiente mi lasciano a questo punto.
- Dico allora che non ha importanza che cosa o chi decida. In tali occasioni dico che debbo vivere perché mi trovo nella situazione di vivere. Dico tutto questo, ma non c’è nulla che lo giustifichi. Posso decidermi, vacillare o rimanere fermo. In ogni modo, una cosa è migliore dell’altra solo provvisoriamente, ma in definitiva non c’è cosa “migliore” o “peggiore”.
- Se qualcuno mi dice che chi non mangia muore, gli risponderò che è proprio così e che l’essere umano è costretto a nutrirsi perché vi è spinto dal pungolo della necessità, ma non aggiungerò a questo che la lotta per mangiare giustifica la sua esistenza. Non dirò neppure che ciò sia male. Dirò, semplicemente, che si tratta di un fatto necessario alla sussistenza individuale e collettiva, ma privo di senso nel momento in cui si perde l’ultima battaglia.
- Dirò inoltre che sono solidale con la lotta del povero, dello sfruttato e del perseguitato. Dirò che mi sento “realizzato” in questa identificazione, ma comprenderò che con questo non posso giustificare nulla.