Europa:
è stata abolita da quasi tutti i paesi.
E' conservata in Bielorussia e Russia
Medio Oriente:
sono abolizionisti per costituzione o di fatto: Azerbaigian, Cipro,
Georgia, Israele, Turchia, Turkmenistan.
Estremo Oriente:
abolizionisti per costituzione o di fatto: Australia, Nuova Zelanda,
Nepal, Cambogia, Buhtan, Sri Lanka.
Africa: sono abolizionisti per costituzione
o di fatto: Capo Verde, Guinea Bissau, Costa d'Avorio, Gambia, Gibuti,
Mali, Niger, Rep.Centro Africana, Senegal, Togo.
Australia: totalmente
abolita.
Canada:
totalmente
abolita.
Stati Uniti: gli
stati che prevedono la PDM, sia su decreto della corte statale che federale,
sono: Alabama, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut,
Delaware, Florida, Georgia, Idaho, Illinois (sospesa per evidenti ingiustizie),
Indiana, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maryland, Mississipi, Missouri,
Montana, Nebraska, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New
York, North Carolina, Ohaio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, South Carolina,
South Dakota, Tennessee, Texas, Utha, Virginia, Wyoming, Federazione
USA (Distinzione fra esecuzione federale e statale).
Esecuzioni dal 1976 (data di reintroduzione della PDM al 1 ottobre 2000):
690 (neri-247, bianchi-381, pellerossa-1, latinoamericani-48, asiatici-13;
donne-6, maschi-684, minori-17, stranieri-15.
Detenuti nel braccio della morte al 1 ottobre 2000: 3.703 di cui 436
nel solo Texas.
(Fonti: Nessuno Tocchi Caino; Amnesty International; COALIT)
Centro e Sud America: abolizionisti:
Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Haiti, Honduras, Nicaragua,
Panama, Paraguay, Perù, Rep. Dominicana, Uruguay, Venezuela.
L'80% delle esecuzioni nel mondo avviene
in un numero ristretto di paesi: USA, Cina, Arabia Saudita, Iran e Iraq.
STATI UNITI
Poniamo l'attenzione per primo e in particolare sugli Stati Uniti in
quanto nel 2000 risulta che il 25% della popolazione carceraria mondiale
è detenuta in questo paese (che conta il 5% della popolazione
mondiale). Sono in prigione 2.000.000 di persone di cui il 60% detenuti
per crimini non violenti connessi alla droga.
Il 70% dei detenuti è analfabeta.
200.000 hanno una malattia mentale.
Tra il 60 e l'80% sono dipendenti da alcool o droghe.
I programmi di riabilitazione e disintossicazione sono stati ridotti
e coprono solo il 10% degli aventi bisogno.
Il 50% dei detenuti è Afro-Americano.
In Texas, durante il governo Bush, i detenuti sono passati da 41.000
a 150.000.
(Fonte: Amnesty International; The Atlantic Monthly di Boston, articolo
di Eric Schlosser del Dicembre 1998)
Tale aumento è imputabile alla totale assenza di programmi di
riabilitazione dei detenuti e agli interessi economici che sono alle
spalle della "industria" carceraria.
Il costo per la costruzione di prigioni ammonta a 7 miliardi di dollari
l'anno negli ultimi dieci anni e il costo annuale dei detenuti incarcerati
è superiore ai 35 miliardi di dollari l'anno. Sono impiegate
più di 530.000 persone (la maggior fonte di impiego dopo la General
Motors). Ma nonostante l'industria carceraria sia un affare così
lucroso la maggior parte delle strutture è piena oltre le proprie
capacità e i detenuti vivono in condizioni disumane.
Almeno 18 imprese private hanno in appalto la gestione delle carceri,
addebitando ai clienti (conteee, stati) un costo che oscilla tra i 25
e 60 dollari al giorno per detenuto. La contea che riconosce lo status
legale al carcere privato ne incassa un compenso che può arrivare
a 1 dollaro e1/2 al giorno per detenuto.
Lo stato del Texas spende, per ogni caso capitale che termina con l'esecuzione,
2,3 milioni di dollari, la Florida 3,2 e la California 6 milioni; per
contro una condanna a 40 anni di carcere costa 600.000 dollari. Tali
soldi potrebbero essere meglio impiegati per la prevenzione e per affrontare
in maniera seria il problema della criminalità.
L'industria delle prigioni coinvolge e arricchisce alcune delle maggiori
imprese del paese: edilizia, idraulica, finanziaria, ristorazione, medico-sanitaria,
telefonica ecc.
Oltre agli interessi economici bisogna tenere presente gli interessi
politici: infatti sceriffi, giudici, procuratori, governatori, e lo
stesso presidente USA, sono eletti dal popolo, va da sé che chi
si dimostra più efficiente nel combattere il crimine ha più
possibilità di essere rieletto.
Di fatto dal 1991 il tasso di criminalità è sceso del
20% mentre il numero delle persone imprigionate è salito del
50%; la percentuale di persone condannate per crimini violenti dal 1985
al '95 è diminuita del 60%.
In questo quadro di cifre contrastanti si inserisce la pena di morte.
Negli Stati Uniti la pena di morte è
comminata per reati gravi e violenti e viene decisa dopo processi regolarmente
tenuti. Il problema è che la maggioranza dei detenuti non ha
altra alternativa che affidarsi all'avvocato d'ufficio, spesso un giovane
praticante privo dell'esperienza necessaria per assicurare al proprio
cliente le migliori condizioni per la sua difesa, perché i costi
legali sono elevatissimi, vedi per es: il costo per l'ingaggio di un
detective che procuri le prove in discolpa, per cui viene consigliato
all'imputato di confessare i crimini, anche se non commessi, per poter
accedere al patteggiamento e quindi alla riduzione della pena.
Ci sono stati anche episodi in cui l'avvocato si è addormentato
in aula durante l'udienza, oppure ha venduto i diritti della propria
cliente ai media aumentando così il suo guadagno nel caso essa
fosse stata condannata, oppure episodi di avvocati inquisiti per frodi
o malversazione, e altre varie amenità di questo genere.
Sono numerosi i casi dimostrati da inchieste condotte da Amnesty International
(e già solo da quelli in cui si sia potuto accedere alla documentazione
risultavano almeno 23 innocenti giustiziati tra il 1976 e l'84) in cui
si è scoperto, dopo l'esecuzione, che la persona messa a morte
era totalmente innocente - o altri casi di persone rilasciate e scagionate
a pochi giorni dall'esecuzione dopo aver passato in carcere anche 20
anni (è accaduto recentemente a due detenuti, uno dei quali è
morto di malattia un mese prima della scarcerazione). Quindi la fallibilità
dei giudici non è una mera supposizione. Oltretutto i veri colpevoli
continuano a girare indisturbati.
Negli Stati Uniti vengono giustiziati anche
coloro che erano minorenni al momento del crimine. L'uso della pena
di morte per i minorenni è vietato da numerosi trattati internazionali:
Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, Convenzione
Americana sui diritti umani, Convenzione di Ginevra del 1949, più
due protocolli aggiuntivi del 1977, Salvaguardia per la protezione dei
diritti di coloro che rischiano la pena di morte.
Al 1 Ottobre 2000 nel braccio della morte aspettavano l'esecuzione 74
minori. In tal modo, nonostante i trattati internazionali, vengono giustiziati
anche i malati mentali, persone cioè, non in grado di comprendere
pienamente la conseguenza delle proprie azioni.
I detenuti in attesa dell'esecuzione
vivono anni, a volte decenni, in appositi carceri o nel "braccio
della morte", in isolamento, spesso sottoposti a torture e vessazioni
da parte dei secondini: dalla sedia di costrizione allo spray al pepe,
al bastone elettrificato; dalle continue perquisizioni delle celle alla
negazione delle ore d'aria, delle visite e delle telefonate. Le cure
mediche sono insufficienti così come, spesso, il vitto.
METODI DI ESECUZIONE:
SEDIA ELETTRICA
- Il condannato viene assicurato con delle cinghie ad una sedia
appositamente costruita. La testa e il corpo sono stati rasati perché
gli elettrodi di rame inumiditi, che il boia applica, facciano un contatto
migliore. Quando l'interruttore viene inserito il condannato, nonostante
sia trattenuto dalle cinghie, balza in avanti e spesso è colpito
da emoraggie interne, vomito, perdita d'urine e feci. Testimoni hanno
affermato di aver sentito odore di carne bruciata. La potenza della
scarica varia da stato a stato, dipende anche dal peso corporeo del
condannato. La prima scarica è seguita da altre di voltaggio
più basso. In Georgia applicano 2000 volts per i primi 4 secondi,
1000 per i successivi 7 secondi seguiti da 208 volts per gli ultimi
due minuti. Nonostante la potenza della scarica il condannato muore
solo dopo molti dolorosissimi minuti; in alcuni casi non si è
verificato il decesso e l'esecuzione è stata rimandata a dopo
la guarigione delle terribili ustioni che il primo tentativo aveva procurato.
Abitualmente tre o più boia pigiano l'interruttore, ma solo uno
è realmente connesso alla rete elettrica. Undici stati forniscono
i materiali per questo tipo d'esecuzione.
INIEZIONE LETALE -
Fu adottata per la prima volta nel 1988. Per questo tipo di esecuzione
vengono impiegate delle speciali camere con un lettino al quale il detenuto
viene legato e chiuso all'interno dopo l'applicazione in vena di un
cannello; dall'esterno il boia aziona un meccanismo che dà avvio
alle somministrazioni. Un cocktail mortale stilla dall'endovenosa fin
dentro al braccio del condannato. Il Texas e molti altri stati usano
una combinazione di tre sostanze: la prima, Sodio Pentotal (o Tiopental),
un barbiturico, rende il detenuto privo di conoscienza. La successiva,
Pavlon (o Pancuronio Bromide), un rilassante muscolare, paralizza il
diaframma e i polmoni. La terza, Cloruro di Potassio, causa l'arresto
cardiaco. Molti affermano che l'iniezione letale sia la forma più
"umana" di esecuzione. Ma i medici dicono che somministrala
può essere difficile quando il detenuto ha le vene danneggiate.
Questo a volte capita nel caso dei tossicodipendenti, molto frequenti
sia nel braccio della morte che altrove nelle carceri. Capita così
che il boia non riesca a infilare l'ago, e allora pratichi un'incisione
al collo o alla gamba. Altre volte le tre sostanze, ispessendosi nelle
vene, le ostruiscono provocando dolore e vanificando in parte l'effetto
del barbiturico per cui il condannato non è totalmente incosciente.
Dalle finestre il pubblico, spesso composto dai parenti delle vittime
e da testimoni che chiedono volontariamente di partecipare, assistono
al decesso. Tale tipo di camere sono commercializzate dall'industria
che le produce e sono vendute anche a paesi stranieri che prevedono
la pena di morte. Il govermo federale, l'esercito e 32 stati usano questo
mezzo d'esecuzione.
CAMERA A GAS -
Il condannato viene sigillato, assicurato con cinghie a una sedia, in
una apposita camera stagna. Uno stetoscopio fissato al torace viene
collegato a delle cuffie in maniera che un medico possa controllare
il progredire dell'esecuzione. Quindi alcune gocce di Cianuro di Potassio,
o Cianuro di Sodio, vengono fatte cadere in un contenitore pieno di
Acido Cloridrico. Questo libera Gas Cianuro che, inibendo l'azione dell'emoglobina
che trasporta l'ossigeno dal sangue alle cellule, provoca asfissia.
Il detenuto perde conoscienza e muore dopo molti lunghi minuti. Ma se
istintivamente trattiene il fiato, o cerca di respirare più lentamente,
può essere colpito da violente convulsioni. Successivamente una
squadra addetta alla pulizia indossa maschere antigas, apre la camera
e decontamina il corpo con una soluzione sbiancante. Sette stati forniscono
materiali per questo tipo d'esecuzione.
IMPICCAGIONE -
Il boia infila un cappio con nodo scorsoio intorno al collo del condannato.
Una botola si apre sotto i suoi piedi e lui precipita sotto. Il cappio
spezza la terza e quarta vertebra cervicale e procura asfissia. Per
evitare la decapitazione accidentale il boia regola la lunghezza della
corda in base al peso del condannato. Washington e Delaware, dove l'ultima
impiccagione è avvenuta nel 1996, autorizzano questo metodo d'esecuzione,
e il New Hampshire lo permetterà se l'iniezione letale verrà
bandita.
FUCILAZIONE -
Viene eseguita da un plotone di 5 uomini, una delle 5 armi è
caricata a salve in modo da non avere mai la certezza di quale colpo
ha ucciso il condannato. L'ultima fucilazione è avvenuta nello
Utha nel 1996 ma è ancora prevista come metodo di esecuzione
in Idaho e Utah. Verrà autorizzata anche in Oklahoma se la camera
a gas verrà dichiarata incostituzionale.
Sul certificato di morte stilato dal medico dopo l'esecuzione, la causa
indicata è "homicide", omicidio e i familiari del condannato
non possono nemmeno seppelire il corpo in un cimitero normale ma solo
nel cimitero del carcere.
RUSSIA
Tra il 1962 e il 1990 sono state eseguite 21.000 condanne capitali molte
delle quali per reati economici e politici non violenti.
CINA
Sono 68 i reati che prevedono la condanna a morte, tra questi: traffico
di droga, bigamia, pubblicazione di materiale pornografico, frode fiscale
e svariati tipi di furto come per es: di cavi elettrici, di bestiame,
di attrezzi agricoli.
Le cifre delle esecuzioni in Cina non sono disponibili ma ammontano
a migliaia l'anno. Dopo la condanna l'imputato ha da 3 a 10 giorni per
ricorrere in appello. Non vi è garanzia che gli venga riconosciuto
il diritto alla propria difesa legale. Dalla condanna all'esecuzione
molti prigionieri restano ammanettati e con i ferri alle caviglie. Anche
per alcuni reati politici è prevista la pena capitale.
Inoltre è ormai noto il lucrosissimo traffico d'organi espiantati,
a volte, da condannati ancora agonizzanti e senza il consenso della
famiglia. Ambulanze attrezzate come sale operatorie seguono il furgone
che trasporta il condannato fino al luogo dell'esecuzione. Velocemente
e in maniera efficientissima viene prelevato ogni possibile organo e
il resto del cadavere viene cremato. Pare anche che alcune esecuzioni
avvengano per esigenze "cliniche". La danarosa clientela arriva
dagli USA, Giappone ed Europa, e pare anche dall'Italia.
GIAPPONE
Il condannato, e nemmeno i suoi legali o la famiglia, conosce la data
dell'esecuzione che avviene per impiccagione. Coloro che resistono fisicamente,
ma con il cervello già andato, passano anche decenni prima che
questa avvenga senza preavviso, in speciali celle dove la luce è
accesa giorno e notte, sorvegliati da telecamere e dove devono sedere
sempre al centro della cella in sole tre possibili posizioni. Non possono
camminare né appoggiarsi al muro. Chi non rispetta le regole
viene punito. Non sono ammesse visite, neanche del consigliere spirituale.
Non possono avere contatti con i propri familiari. Numerosi gli "errori"
giudiziari; c'è stato un caso in cui è stata condannata
a morte una persona innocente solo perché ammettere un errore
avrebbe fatto fare brutta figura ai poliziotti e ai giudici.
ISLAM
La legge Islamica prevede la pena di morte oltre che per crimini violenti,
per reati di Hadd ossia "reati contro la volontà divina"
che possono comprendere tra gli altri, apostasia, tradimento e alcuni
reati sessuali. La pena può essere eseguita anche con decapitazione
o lapidamento. Agli imputati può essere negato il diritto ad
un legale e spesso le prove a loro carico sono confessioni estorte sotto
tortura.
Sono numerosi i casi di minori condannati a morte (anche un tredicenne,
in Yemen, impiccato per furto e omicidio). In alcuni paesi è
prevista la pena capitale anche per reati politici.
DETERRENTE
Condannare a morte dissuaderebbe dal commettere reati?
La maggior parte dei crimini violenti avviengono in momenti di particolare
rabbia, per panico o sotto l'influenza di droghe o alcool. In nessuno
di questi casi si può pensare che il timore della pena di morte
possa agire come deterrente.
Se la pena di morte fosse un deterrente si dovrebbe registrare nei paesi
mantenitori una diminuzione dei reati punibili con la morte e un tasso
di criminalità inferiore o in calo. Un'analisi delle percentuali
di omicidi in paesi abolitori e mantenitori della PDM hanno dimostrato
che i paesi mantenitori hanno invece una percentuale maggiore. Confrontando
i dati dei 5 paesi abolizionisti e 5 mantenitori con il maggior numero
di omicidi risulta che il tasso più alto nei paesi abolitori
è del 11,6 per centomila persone mentre è del 41,6 nei
paesi mantenitori.
In Canada il tasso di omicidi scese dal 3,06 per 100.000 persone nel
1975, anno precedente l'abolizione, al 2,41 nel 1980 e da allora è
rimasto relativamente stabile. Uno studio ha dimostrato quello che viene
chiamato l'effetto brutalizzante della pena di morte: quando lo stato
esegue condanne capitali più frequentemente anche la percentuale
dei crimini aumenta, mentre diminuisce con il diminuire delle esecuzioni.
Ci viene da pensare che la (presunta) legalità dell'omicidio
autorizzi i cittadini a usare lo stesso metodo per risolvere le proprie
controversie.
Stesso discorso per la pena di morte come deterrente per il traffico
di droga: anzi, il pericolo di tale condanna spinge i trafficanti ad
essere ancora più aggressivi mettendo così in pericolo
la vita dei tutori dell'ordine, assicurando alle mani della giustizia
solo i trafficanti minori o i tossicodipendenti mentre coloro che gestiscono
il traffico restano impuniti.
IL CASO KARL LOUIS
GUILLEN
Prendiamo in esame il caso di Karl come esempio della difficile situazione
in cui vivono i detenuti Americani.
Karl è stato incolpato di un crimine che non ha commesso: resistenza
a mano armata, per il quale ha ricevuto una condanna a quasi 19 anni.
La legge Hannah Prior che ha permesso una così spropositata pena
detentiva è stata in seguito dichiarata illegale.
Mentre era in libertà su cauzione, in attesa del processo, è
stato accusato di "cospirazione per rapimento e rapina", che
si potrebbe assimilare al reato di associazione per delinquere. Tale
imputazione è scaturita da una denuncia fatta da un suo ex commilitone
che ha rivelato che lui "avrebbe detto" che queste erano le
sue intenzioni. Di fatto questo crimine non è mai accaduto, né
sono state trovate le prove materiali che esso sarebbe potuto accadere.
Per questa seconda denuncia Karl è stato condannato a 26 anni.
In entrambi i casi è stato difeso da un legale d'ufficio. Nel
primo processo non sono state fatte rilevare le affermazioni contradditorie
dei due poliziotti che testimoniavano contro Karl, in contrasto l'una
con l'altra, e nel secondo caso sarebbe stato necessaria una richiesta
di "Habeas Corpus", cioè sarebbe stato necessario esibire
le prove circostanziali, cosa che all'avvocato non è passato
neanche per la mente di fare.
Karl si è quindi trovato, innocente, a scontare una pena in una
delle carceri più dure dell'Arizona.
Nell'Agosto 1993, all'ora del pasto nella mensa durante una rissa, viene
ucciso un altro detenuto: Karl è lì al termine del proprio
turno, è in ritardo dopo una giornata di lavoro. Mangia in disparte
come sempre; tutta la sua vita dentro si svolge in disparte non volendo
stare né con i detenuti che lo vorrebbero in qualche gang, né
con chi comanda che lo vorrebbe trasformare in una spia. La sua solitudine
lo rende il capro espiatorio ideale, quindi i poliziotti lo incolpano
per non incorrere in una rivolta degli altri detenuti. Karl subisce
un lungo interrogatorio nel quale non ammette mai il proprio coinvolgimento;
successivemente un altro detenuto testimonia contro di lui in cambio
di una riduzione di pena; verrà riarrestato dopo poco in flagranza
di reato mentre sta violentando una bambina.
Karl viene trasferito nell'SMU II, un carcere di massima sicurezza,
in isolamento e sottoposto a maltrattamenti: da tempo aveva iniziato
a scrivere testi di denuncia contro il corrotto sistema giudiziario
Americano e le torture ai detenuti. Gli spezzano le dita della mano
destra, durante una perquisizione della cella, per impedirgli di continuare
a scrivere. Altre volte viene trattato con il pepper spray, uno spray
irritante che gli provoca gravissime crisi asmatiche. Viene messo più
volte in cella di rigore. Viene accusato di appartenere alla gang della
"Supremazia Bianca", una gang di detenuti che spadroneggia
nel carcere anche se Karl, avendo sangue Cherochee, non si può
considerare un bianco per quelli che sono gli standard della gang. Per
questa accusa viene spesso punito o gli viene richiesto di infiltrarsi
per fare da delatore.
Nel 1999 vengono ridotte le razioni alimentari ai detenuti e viene perfino
negata la possibilità di acquistare nello spaccio cosicché
Karl, come gli altri, dimagrisce di molti chili, è debilitato
fisicamente e facilmente soggetto a malattie; i suoi problemi di carie
vengono risolti con ripetute estrazioni. La continua privazione d'aria
e luce solare nell'SMU II gli hanno anche provocato un'allergia all'acqua.
L'avvocato d'ufficio gli propone di dichiararsi colpevole per avere
una riduzione della pena: dalla pena capitale all'ergastolo; lui rifiuta
sempre perché vuole vedere riconosciuta la propria innocenza.
Sempre nel 1999, dopo che si è formato il comitato per la sua
difesa che ha contattato e fatto pressioni sull'avvocato d'ufficio,
Karl viene messo a conoscenza da quest'ultimo di una ulteriore possibilità:
un "No Contest Plea", cioè un tipo di patteggiamento
in cui lui rinuncia a dimostrare la propria innocenza; non è
necessario che si dichiari colpevole, ma non deve nemmeno contestare
la sentenza. L'avvocato gli parla di una pena tra i 10 e 20 anni, a
partire dal 1993. Il processo è fissato dopo pochi mesi; l'avvocato
lo illude che sarà facile ottenere la pena minore, 10 anni, per
cui Karl potrebbe essere libero da quella condanna per omicidio nel
2003. Accetta. Il processo viene ulteriormente rimandato di altri tre
mesi nei quali il comitato in Italia si procura molte firme e lettere
per aiutare la difesa a dimostrare la buona volontà di Karl,
per dimostrare le sue qualità morali e per ottenere una riduzione
della pena. Ma l'avvocato non inoltrerà mai tali documenti al
giudice, che è imparentato tra l'altro con uno dei precedenti
avvocati di Karl e che verrà successivamente radiato per ragioni
etiche. Il giudice pone come pregiudiziali i precedenti di Karl, nonostante
siano state inoltrate le richieste di appello. L'avvocato non pone obiezioni,
neanche quando a Karl viene richiesta una dichiarazione senza giuramento,
di cui i giurati non potrebbero perciò tenere conto. La sentenza
è quella massima: 20 anni.
Al momento attuale il Comitato Per La Difesa Di Karl Louis Guillen,
presente in numerose città Italiane, sta raccogliendo fondi per
la sua difesa legale. Karl ha presentato richiesta di appello per i
primi due capi di imputazione e una richiesta di riduzione di pena per
il processo per omicidio. Anche se non completamente, ha recuperato
l'uso della mano destra e, nonostante gli abbiano più volte distrutto,
durante le perquisizioni, ciò che ha scritto, continua a combattere
la sua lotta armato di carta e penna. Ha scritto, e continua a scrivere,
romanzi e poesie. Il suo primo romanzo pubblicato in Italia si intitola
Il Tritacarne. I proventi della vendita
di tutte le sue opere andranno nel fondo per la sua difesa legale.
**************
I dati citati in questa relazione
sono tratti dalle pubblicazioni di Amnesty International:
"Un errore capitale" del 1999, "Democrazia e diritti
violati" del 1999 e dai siti: http://www.nessunotocchicaino.it
- http://www.coalit.org e dall'Atlantic
Monthly di Boston.
Tutte le foto provengono dal sito dell'ABC NEWS (© 1998 e Starwave
Corporation):
http://abcnews.go.com/sections/us/deathrow/deathrow_execut.html
A questo indirizzo troverete anche un atlante interattivo. Altamente
raccomandato.
Pagina, solo in Italiano, realizzata dal
Comitato Per La Difesa Di Karl Louis Guillen, Maggio 2001.
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