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Fiction
0- 7388- 6649- 0
10 Dicembre 2001
$18.69
297
Inglese
14x21,5
In brossura
Karl Louis Guillen
Xlibris
Xlibris |
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Xlibris e ordinare Betrayal Of Innocence:
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Xlibris Corp.
436 Walnut Street, 11th Floor
Philadelphia, PA 19106 USA
SEZIONI DI QUESTA PAGINA:
Florence,
Arizona - Giugno 2001; K.L.Guillen, autore Internazionale, fornisce
con Betrayal Of Innocence uno sguardo approfondito dentro i confini
di un carcere Americano. E' un romanzo più equilibrato e compatto
rispetto al precedente, e comunque ottimo, Il
Tritacarne, perché la sua stesura non è stata così
travagliata e l'autore vi si è potuto immergere con maggior concentrazione,
analizzando i fatti con più freddezza. Ne risulta una narrazione
più lineare e chiara che, basandosi su fatti reali e sull'esperienza
diretta, porta dietro le sue mura, nei suoi corridoi, in mezzo ai detenuti
e ai loro aguzzini. Questo libro è un must per tutti coloro che
sostengono i diritti umani e per chi vuole conoscere la verità
su un mondo di violenze e abusi di cui si sa ancora troppo poco.
Dopo essere sopravvissuto a un percorso con la morte durato sei anni,
le rivelazioni di Guillen sul corrotto sistema carcerario dell'Arizona
lasciano però anche spazio a una rinascita della speranza, sia
sul piano della realtà che della finzione.
Paradossalmente la vendita di questo romanzo potrà avere un effetto
positivo sulla situazione dell'autore, perchè in America (e non
solo. N.d.R.) il denaro e la fama possono comprare la giustizia.
In questo caso la cruda realtà deve venire per prima perché
in una storia basata su luoghi e facce reali diventa necessaria, da
parte nostra, l'analisi del cuore del sistema che sta lentamente permeando
la vita di ogni essere umano su questo pianeta. Si è spesso detto
che per conoscere il futuro di un paese e dei suoi cittadini si deve
osservare come vengono trattati i suoi detenuti.
Ai margini del deserto di Sonora, in mezzo al nulla dell'Arizona, c'è
un inferno senza eguali;
Il Cork, un carcere di 2400 uomini, circondato da alte mura rossicce
sormontate da filo spinato a rasoio, dove i gladiatori combattono ancora
fino alla morte, e i matadores non lasciano l'arena senza averla inzuppata
del loro sangue. Nei sotterranei, sotto i tori ed i leoni, in celle
celate al pubblico, un'esistenza folle e surreale si fa beffe dei bandi
contro la detenzione in isolamento e degli ipocriti trattati per i diritti
umani.
In questo vortice viene gettata l'innocenza. Brock McCool è stato
condannato a 15 anni di detenzione nel Cork per un crimine che non ha
commesso, ma che se rivelato significherà certamente per lui
una morte violenta.
Video segreti su calunniose storie di sesso, psicopatici serial killer
simili a squali, e anche l'amore e l'amicizia, figurano nello svolgersi
degli eventi. Ora, se solo Brock MacCool riuscisse a sopravvivere a
questo vortice... questo Tradimento dell'Innocenza.
Poiché questo lavoro si basa sull'esperienza diretta, lo sguardo
che ci viene offerto da dietro le sbarre dell'industria carceraria Americana
è cupo e complesso.
Seguono alcuni estratti.
Ringraziamenti
Mi
sto sforzando di perseverare, per una qualche funzione sconosciuta,
nel rendere la mia famiglia e i miei amici orgogliosi di me, nel riparare
ai colossali fallimenti della mia vita (voluti dal destino o no), per
quelle persone a cui ho fatto torto, per quelle persone che mi hanno
fatto torto, e per i debiti che ho sia verso me stesso che verso i miei
amici, e che ho anche verso di voi...
In particolare, vorrei ringraziare la mia meravigliosa madre, e patrona,
Billie Lee, mio padre Steve, i miei due carissimi nonni Clifford and
Arlene Querl, le mie zie Alice e Drema, i miei zii Chuck e John, la
mia cara sorella, Jennifer, e quella piccola perla che si chiama Brandon.
Vorrei ringraziare ed esprimere il mio apprezzamento per i miei amici
Italiani, che non sono SOLO miei amici, ma amici dell'Umanità
, Oli, Daniela, Fiamma, e chi ha collaborato alle mie opere
Italiane. E a coloro che mi hanno fatto sorridere, arrossire, o ridere
semplicemente offrendomi un po' del loro tempo.
Devo ringraziare i calci, i pugni, i coltelli e i bastoni che mi hanno
colpito, che hanno temprato e smaltato le mie risorse, senza danneggiare
il mio spirito di compassione, perché loro hanno provocato una
ribellione in me che mi ha spinto a superare la loro mancanza di umanità.
Per cui io li perdono.
E' così semplice.
Grazie.
Un sorriso da,
K
Dal
primo capitolo:
Comincia la fine
Straight
Ray era un tossico di vecchia data, e Brock lo aveva aiutato a superare
le sue crisi di astineneza, nonostante fosse bianco e Straight Ray nero.
C'era qualcosa in quell'uomo che gli piaceva, oltre ai suoi racconti
di lotta per la vita di strada. Sempre sotto l'effetto della droga.
Sempre alla ricerca del prossimo buco e vendendosi per ottenerlo.
Sto bene, Ray. Grazie di avermi svegliato.
Lascia perdere, amico.
Brock aspettava la prossima frase.
Me la lasci quella radio, vero?
Brock ridacchiò fra sé. Erano cinque giorni, da quando
Ray aveva scoperto che Brock stava per andare in giudizio, che faceva
dei velati accenni a quel cazzo di radio da 20 dollari con le cuffie.
Tutti i detenuti sapevano che non si potevano portare la radio al carcere
di stato. C'era un piano fra i sistemi carcerari di stato e quelli della
contea; le radio venivano confiscate dallo stato e rivendute ai detenuti
della contea.
Finiscila di rompere con quella radio, Straight Ray. Brock
si riappoggiò al materasso poi aggiunse: In più
sei talmente vecchio che comunque non potresti sentire niente. Ti ho
visto leggere le labbra.
Sei pazzo amico, se ci sento proprio bene, MacCool. Straight
Ray si rimise giù pensando a come poteva convincere il ragazzo
bianco a lasciargli la radio. Si pigliano più mosche col miele,
ripeteva in silenzio il vecchio assioma che il suo compagno gli diceva
sempre fino al giorno che è morto. Perse il filo dei suoi pensieri
quando la piega del suo gomito destro gli cominciò a pizzicare
il ché gli scatenò un crampo alle budella. Il bisogno
impellente, fisico e mentale, di farsi una dose lo prese alla pancia
e gli venne da scoreggiare da quel vecchio tossico malato che era.
Ah Ray, amico. Credevo che
le tue crisi d'astinenza fossero finite
Non è più quello, ragazzo, e solo che mi ci devo
abituare.
Brock lo lasciò dire. Però gira il culo dall'altra
parte. Aveva programmato di lasciare la radio al vecchio che non
possedeva nulla, ma doveva essere sicuro che nessuno della sua stessa
razza la volesse. Uno doveva stare attento a non venire bollato come
traditore della propria razza. C'era un codice che lui stava ancora
cercando di imparare, che dettava legge nelle relazioni interazziali.
Specialmente per ciò che riguardava i regali. Lui capiva che
Straight Ray, con i suoi 22 anni
di esperienza di carcere, lo sapeva. Portare rispetto significa buona
intenzione. Faceva tutto parte del gioco.
(...) Quindici anni senza condizionale? Straight Ray ci
pensò su.
Non era sembrato così tanto quando era uscito dall bocca del
giudice, ma adesso l'idea lo paralizzava. Avrebbe avuto quasi 47 anni
quando e se fosse uscito. Passato il fiore degli anni, passata la sua
gioventù. Niente risparmi, niente pensione. Il suo socio nell'impresa
di mantenimento delle piscine si era trasferito di nuovo in California,
da dove erano venuti per cercare affari migliori.
Brock sentì su di sé un sottile moto di compassione. Il
suo sguardo tornò al vecchio.
Andrai al Cork.
Brock aveva già sentito prima quella parola. Era il carcere più
duro dello Stato dell'Arizona, e da quel che aveva detto Ray, "pericoloso
come un ago sporco." La gente lo usava come un biglietto da visita
che significava che chi era stato là era un duro e poteva avere
una sua propria gang, o essere collegato a una delle tre gang carcerarie.
In altre parole, non fatevela con nessuno del Cork. I nodi erano venuti
al pettine, ma cercò di non mostrare alcuna emozione. Specialmente
la paura, il nemico più grande che un uomo possa avere quando
sta dentro, dove i leoni e predatori minori, ma pur sempre predatori,
potevano recepirne l'odore lontano un miglio.
(...) Ma si manteneva sano e vigoroso, sempre con la speranza che Heather
avrebbe ritrattato e avrebbe raccontato la verità. Ma lei non
lo avrebbe fatto, pensava ricordando le parole di sua madre. Una volta
che una donna mente è raro che ritratti, a meno che la sua menzogna
non venisse provata. Sotto quel punto di vista le donne erano differenti
dagli uomini.
Cerca solo di sopravvivere, lei gli aveva detto al telefono.
Lui si era sforzato di udire la sua debole voce al telefono del carcere.
Cerca solo di sopravvivere, lei gli aveva ripetuto. Aveva
promesso di farlo. Ti voglio bene, era stata l'ultima cosa
che Brock le aveva detto, senza essere nemmeno sicuro che lei lo avesse
udito.
(...) Che ci faceva lì? Mio Dio? Mi farai uscire da tutto questo?
Chiese in silenzio, tornando con la mente a casa, come un figliol prodigo.
Come avevano fatto migliaia prima di lui.
Desiderò ardentemente di essere fuori nel deserto, tra i Joshua
trees, la yucca, i cactus e le piante della scopa. Ogni tanto recepiva
un movimento, una lepre Nordamericana o un cinghiale dell'Arizona. Aveva
percorso questa strada molte volte nei due anni che era stato qui, ma
non l'aveva mai apprezzata prima come faceva adesso. Poteva essere l'ultima
volta, una voce gli diceva, così stava a fissare fuori cercando
di non battere le palpebre, mentre il monotono ronzio delle ruote faceva
da sottofondo musicale.
(...) Girò la testa per vedere il furgone che partiva. Dietro
il parabrezza le guardie erano atterrite, paralizzate. Fissò
Ramirez per un secondo poi il furgone li lasciò. Era stato abbandonato,
gettato oltre le linee nemiche per essere torturato e giustiziato in
ogni maniera loro volessero. La realtà del tradimento della società
portò lacrime roventi, ma lui combattè per trattenerle,
non volendo dar loro questa soddisfazione. Il dolore crebbe e gli scappò
un'altra maledizione. Un calcio lo colpì, lo bloccò e
lo sollevò rigettandolo sulla schiena. Le manette gli si serrarono
istantaneamente ai polsi, ora intrappolati contro le reni.
Poi tutto tornò tranquillo. "Chi gli ha tirato un calcio
in faccia? Chi di voi due stronzi l'ha preso a calci? abbaiò
una voce nuova.
Il sangue gli riempì di nuovo la bocca e lui tossì e boccheggiò.
Sentì l'ondata cremisi scorrergli giù per il mento e il
collo mescolandosi ai capelli. Era finito tutto velocemente come era
cominciato. Fu salvato dal fatto di essersi morso la lingua.
Benvenuto al Cork, disse il Sergente
Winslet. Portatelo in infermieria.
Una sirena risuonò nell'unità.
Benvenuto nel mio mondo, galeotto, lo avvisò McGill.
Dal
terzo capitolo:
Arrivo e Verifica
Fuori si
fermò e guardò il sole che tramontava. Lo toccò
neI profondo, nella parte istintiva della sua anima, e lo turbò.
Questo fenomeno quotidiano sempre disponibile per tutto il genere
umano, che basta che uno si fermi a guardarlo e che è preso
per scontato, se ne sente la mancanza solo quando si è infognati
in una cella senza vista. E' non è solo qualcosa di cui si
sente la mancanza, ma qualcosa a cui si anela,
come il compagno della tua vita ora perduto.
Dal
quinto capitolo:
Seguendo la corrente
Erano passati quasi tre
mesi dalla sua iniziazione. La sua lingua era guarita, una cicatrice
rosa allo specchio quando si lavava i denti era l'unico ricordo. Lì
in carcere veniva rispettato e nessuno lo pigliava per il culo, nemmeno
Negro. Ma era sempre sottoposto a pressioni e a decisioni da prendere;
Special K voleva che lui provasse di essere uno dei Bianchi. Questo
faceva appello al suo bisogno di una famiglia. Era qualcosa che aveva
perso quando suo padre aveva lasciato lui e sua madre in giovane età.
L'urgenza di avere la protezione di una famiglia, di avere legami
di sangue, era forte. Tormentava il suo buon senso che gli diceva
di aspettare che i suoi appelli si fossero conclusi per decidere se
unirsi o no a una gang. Ma sapeva anche che Special K aveva detto
a Negro di smetterla di rompergli le balle. Eppure quello sporco Messicano
aveva un modo di stargli addosso! A volte quando era disteso in cuccetta
si immaginava con un coltello in mano, e poi tagliava la gola a Nigro,
o lo pugnalava, faccia a faccia, occhi negli occhi, con il coltello
che entrava e usciva, appiccicoso di sangue e di intestini, guizzanti
come pesci argentei, che si rovesciavano dal buco in mucchi enormi.
Questi pensieri morbosi lo tenevano sveglio fino a tardi, eppure lui
sapeva che non doveva lasciare che quell'uomo gli fottesse il cervello.
Poi c'era la questione della sua razza. Lui era in parte Indiano.
Cosa avrebbero pensato i Bianchi del suo perpetuare un inganno simile?
Non pensava che la cosa sarebbe piaciuta ai sostenitori della razza
bianca, nonostante avesse visto alcuni fratelli
dall'aspetto dubbio. Lo stesso Special K era a malapena razzista.
Sarebbe andato bene come Bianco?
Dal
sesto capitolo:
Come sabbia tra le dita...
Si girò verso
la foto e tirò fuori un taccuino chiedendosi se quello che
Petey, e quasi ogni altro detenuto, diceva fosse vero; che c'era un
invisibile buco nero, dopo due anni, che risucchiava le persone amate
e le faceva sparire in un vuoto chiamato, Lontano Dagli Occhi, Lontano
Dal Cuore. La gente si scordava dei detenuti, o per una scelta inconscia,
o per allontanarsi dall'inferno che c'era dietro i recinti e le mura.
Abbandonavano semplicemente. Per il detenuto cessavano di esistere,
eccetto che nella sua mente. Di solito ci volevano due o tre anni
e, come granelli di sabbia tra le dita, scivolavano via, dimenticandosi
dei loro amici o parenti in prigione. Dopo un certo periodo rimanevano
solo pochi granelli di sabbia. Normalmente i genitori o i nonni e
qualche raro coniuge molto eccezionale.
(...) Tirò fuori un nuovo pezzo di carta da disegno e cominciò
ad abbozzare la rosa, mentre un'ondata di speranza gli cresceva nel
petto. Le sarebbe piaciuta una rosa disegnata? si chiese Brock quando
finì e gli dette un'occhiata scettica. La sua rosa migliore
fin'ora. Se solo avesse avuto qualcosa per aggiungeci un po' di colore,
pensò, poi si mise a cercare una penna rossa.
Riusciva a sentire tutt'attorno l'odore del burritos che si cuoceva
giù nella cella di Chuck, e lo stomaco gli brontolò.
Dal
settimo capitolo:
Conoscendo il linguaggio
Aveva un'ora per scrivere. Erano le nove. Alle dieci la luce doveva
essere spenta, eccetto che per coloro che avevano da fare del lavoro
legale, o che avevano degli appoggi. Le parole riempivano la pagina,
sui suoi disegni, sulla bellezza di lei, sull'amore, sul sesso, e
sull'onestà. Non si rendeva conto della solitudine che guidava
le sue parole piene di passione e amore. Dopo, quando rilesse la lettera,
quasi la strappò, ma che cavolo, pensò. Con affetto
Brock, si firmò. "Spero di vederti..." Fece
un postscriptum: "Questa l'ho quasi strappata. Scusa se è
così sdolcinata. Un sorriso."
Sigillò la busta, ci mise un francobollo e la mise sulle sbarre.
La guardò per un attimo, chiedendosi, sperando. Le guardie
avrebbero letto quelle parole e questo lo spinse ad allungare la mano
e riprenderla. Ma la lasciò lì. Se non avesse spedito
questa lettera avrebbe perso la possibilità di lei e di tutte
quelle cose piacevoli che lei gli avrebbe procurato, anche solo con
la sua presenza nella vita di lui.
Aveva controllato ogni parola dell'ultima lettera di Lisa, e aveva
cercato di afferrare ogni metafora e ogni sottigliezza racchiusa nelle
parole, nelle frasi, nelle espressioni. Le domande erano tante riguardo
quella semplice firma Sinceramente tua, Lisa. Cosa significava
il cuore, disegnato in rosso, accanto al suo nome? Cosa significava
"Chiamami"? Poi c'era il profumo, che procurava una sensazione
fisica alle sue fantasie già vivide.
"Ho bisogno di una donna", mormorò fra sé,
cercando di immaginarsi Lisa dal collo in giù, poi anche lui
si unì al coro della notte.
Dal
sedicesimo capitolo:
Yin e Yang
Il campo di ricreazione era nel solito stato dopo una rissa o un accoltellamento.
Come in un film, dove le comparse attendevano l'ordine del regista;
AZIONE!
Faceva caldo, nemmeno un po' di brezza offriva refrigerio. Il cielo
era azzurro. Una giornata perfetta, pensò Brock mentre si avvicinava
alla porta. Una tranquillità sinistra stava sospesa nell'aria.
Contro il muro, proprio all'interno della serie di porte collegate,
sedeva un ometto che fumava una sigaretta. Brock pensò fosse
un detenuto bianco, ma non aveva sentito di problemi con nessuno.
Cool, Brock sentì quella forma sospetta che lo
chiamava. Oltre le porte, vicino all'edificio della ricreazione, Brad
lo spione stava seduto con Dale e Special K. Brock si focalizzò
velocemente sull'uomo.
Chuck? fece di corsa gli ultimi 20 metri. Chuck?
Piano, disse Marcia. Non l'ascoltò.
Ma che cazzo, Chuck? chiese Brock, lasciando cadere la
barella accanto al suo amico.
Vide il sangue che scorreva dalla bocca e dal naso di Chuck.
Con un sorriso sanguinolento Chuck disse, Di' fratello, credo
che ci sia del fumo che mi esce dalla schiena. Fece un debole
tiro di sigaretta e tossì.
Chi ha fatto questa stronzata?
Prima di parlare Chuck si guardò intorno per assicurarsi che
nessuno sbirro fosse a portata d'orecchio. Brad la spia.
Tossì.
Metti via quella fottuta sigaretta, figlio di puttana.
Ma gliela lasciò.
-prendimi da dietro- Tossì. Sanguinò. Credo
che qui abbia scoperto la sua professione. Mouse lottò
per respirare prima di parlare.
Mi ha bucato i polmoni. Di' addio a Rachel per me-
Chiudi quella fottuta bocca. Brock cercò la ferita.
Tu non morirai fratello. Vide tre profonde ferite in punti
vitali.
Tu sei l'unico che mi chiama con rispetto, fratello - ti voglio
bene amico.
Una debole risata si trasformò in tosse. Il sangue inzuppò
la sigaretta fino alla brace. Sfrigolò e si spense. Dovresti
vedere la tua faccia...
Un residuo di vita passò sugli occhi castani di Chuck ed era
andato.
Chuck?" Su! - Fratello? Brock tirò su il corpo
dell'amico e lo mise sulla barella. Vide Marcia proprio mentre lo
raggiungeva.
Ferita posteriore al polmone! Mettiamogli la maschera d'ossigeno e
portiamolo all'elicottero di soccorso!
Vide le lacrime ma non disse nulla. Li ho già avvisati
- Fai piano così gli posso mettere l'ossigeno.
Su piccolo amico! Insistè Brock, pompando il petto
di Chuck. Aveva imparato la rianimazione dall'Infermiera Rein e ora
la praticava come se la sua stessa vita fosse dipesa da quello. Non
avrebbe dovuto perdere tempo parlando di stronzate su Brad la spia
e Rachel, si rimproverò mentalmente e pigiò più
veloce.
Il battito si affievolì, se mai c'era stato. Stavano andando
troppo velocemente e a scossoni perché lei potesse leggere
i dati. Si dette una mossa, per la prima volta da quando aveva cominciato
a lavorare al Cork, ma non voleva dirgli di no, o che il suo amico
era andato.
Piano! Ordinò una offuscata forma marrone, e fu
ignorata.
Raggiunsero l'eliporto improvvisato al limite Est dell'unità,
una sezione quadrata di una cinquantina di metri stracolma di sudicio.
Era qui che molti erano morti, aspettando arrivasse l'elicottero ironicamente
chiamato "di soccorso". Per dieci lunghi e dolorosi minuti
Brock continuò a pompare il magro torace di Mouse, e chi lo
vedeva era spinto ad aiutarlo da ciò che era solo la sua volontà,
pura e semplice. Nessuno era capace di dirgli che era finita.
Non è finita proprio per niente! Gli urlava Brock
quando ci provavano.
Il suono martellante dei rotori che battevano l'aria gli ricordava
quei film sul Vietnam, dove John Wayne atterrava, gettava grugniti
e occhiate assenti dentro il fango e raccoglieva i feriti dallo sguardo
vitreo. Sentiva le voci, suoni cupi e gorgoglianti come se il mondo
intorno a lui avesse cominciato a muoversi a rallentatore. Il vento
e la polvere lo attaccarono ma lui combattè, muovendo i pugni
serrati su e giù, su e giù; sangue dentro, sangue fuori.
Vide entrare la polvere negli occhi di Chuck. Batti le palpebre Chuck,
perchè non batti le palpebre?, si chiese.
Figliolo, lascialo andare adesso figliolo. Il vecchio
veterano del Vietnam guardò dentro il suo passato quando osservò
il viso di Brock. Aveva guidato troppe azioni di salvataggio in zone
calde, dove gli uomini rimanevano accanto ai loro camerati morti,
con gli occhi pieni lacrime e cadevano in preda a shock proprio lì
nel bel mezzo del fango. Aveva pronunciato quelle parole centinaia
di volte prima, in quelle fosse puzzolenti piene di merda, e adesso
ripeteva loro: Figliolo, noi ci prenderemo cura di lui. Lo abbiamo
preso noi.
Brock alzò lo sguardo, oltre le bianche sopracciglia cespugliose,
in quegli occhi fidati. C'era un collegamento telepatico. Permise
alle mani di qualcuno di staccare le sue dal petto di Chuck e poi
il suo amico venne portato via in fretta. I due medici della squadra
di soccorso continuarono la rianimazione, il che gli dette una confortante
speranza.
Ma il vuoto non fu colmato.
Chuck, il piccolo amico, Mouse, topolino, non Rat, spia, ma Mouse,
era andato.
Sentiva freddo. Strano, pensò, il sole splendeva forte.
Addio, Chuck, sussurrò in mezzo al battito dei
rotori.
Brock? MacCool? Marcia Glasser vide ciò che stava
per accadere. Guardia!
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